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lunedì 18 aprile 2011

Fare come i piccoli: ripartire dall’ABC, ripartire dalla scuola


Una breve introduzione alla prima iniziativa della Festa di Primavera, “Formare una testa ben fatta”:
“Formare una testa ben fatta” ci è parso un titolo interessante perché rimanda chiaramente a quel caposaldo delle politiche educative del XXI secolo scritto da Edgar Morin su mandato dell’Unesco, l’agenzia delle Nazioni Unite per la cultura e la formazione “La testa ben fatta” che ha davvero caratterizzato il dibattito intellettuale dei primi decenni del nuovo millennio. Morin voleva e vuole tuttora – non si stanca mai di ripeterlo in tutti i consessi in cui ancora alla sua veneranda età di novant’anni prende parola – un’educazione prettamente umana, un’educazione secondo cui è meglio una testa ben fatta, ben formata, rispetto ad una testa ben piena. Un’educazione alla complessità della vita umana che non si dimentichi la semplicità, una formazione alla mondialità in cui anche l’alterità non sia concepita soltanto come limite ma anche come risorsa, non solo come vincolo, ma anche come opportunità. Abbiamo pensato ad un’iniziativa con questo titolo per prendere coscienza con disincanto, ma senza nessuna rassegnazione – ed anzi andando a valutare quelle che sono le nostre proposte, le proposte del PD – per prendere coscienza, dicevo, di quanto poco è rimasto dell’educazione così come propugnata da Edgar Morin. Cosa è rimasto di un’educazione siffatta nelle scuole con il sole delle Alpi sui banchi, che ci rendono anziché più capaci, più grandi, sempre più piccoli?
E dire che la scuola dovrebbe essere un volano per la democrazia, come dice il più grande teorico vivente della democrazia Robert Dahl, essa è una delle sfide per affrontare il nuovo millennio, una sfida che in questi tempi bui del Governo Berlusconi e della riforma che non è una riforma della Gelmini sembra una sfida persa in partenza.
In realtà – mal comune mezzo gaudio – il problema è europeo, è globale: in tempi di crisi, laddove proprio l’educazione dovrebbe essere intesa come quella leva di accelerazione sia nel campo dei diritti umani sia di conserva in campo economico, i governi faticano a finanziare cultura, scuola e ricerca soltanto perché le ricadute virtuose della loro imprescindibile azione non sono generate sul breve periodo, ma il loro percorso è un percorso leggermente più lungo, potenzialmente più tortuoso. L’Europa in realtà aveva capito questo pericolo sin dalla sua agenda del Pre-Lisbona, in cui l’Unione con le sue commissioni aveva redatto due importanti documenti: “La società della conoscenza” e “L’istruzione e la formazione permanente nel Ventunesimo secolo”. Questi due documenti anticipano i pericoli del periodo di cambio di passo economico ed invitavano gli Stati membri a tenere gli occhi ben aperti su questo rischioso, se non epocale, cambio di scenario dell’emisfero boreale (a nord dell’equatore, nei continenti del benessere…).
Il Governo Berlusconi pensa ad altro: è troppo impegnato a fondare lautamente Ruby Rubacuori per permetterle di non prostituirsi e ad elevare a “maestro” Lele Mora. Ma dopotutto è questa l’ottica individualista che ha in mente l’oligarca Berlusconi: poco importa se le masse di giovani sono letteralmente alla canna del gas sia dal punto di vista economico, sia – che è ben peggio – dal punto di vista morale. A lui basta “””salvarne””” (tra mille virgolette) una: Ruby, a lui basta portare alla Farnesina Nicole Minetti.
Invece i maestri, quelli veri sono quelli che il nostro segretario Pier Luigi Bersani ha definito “eroi civili” che sempre più stentano a fare con molte meno risorse lo stesso che si faceva prima. Il cosiddetto processo del federalismo colpisce enormemente anche le scuole, oltre alla scure inflitta sugli enti locali, costringendoli alle rimodulazione dei servizi offerti, talora anche con riferimento alla sostenibilità di quel welfare che aveva fatto grande proprio la nostra Regione, il nostro territorio. Taglio completo del Fondo per la non autosufficienza, mancanza di finanziamento e di copertura per l’attivazione dei piani di edilizia scolastica e per il completamento delle attività di messa in sicurezza e di adeguamento a norma degli edifici. San Giuliano e la Casa dello Studente dell’Aquila sono ricordi rimossi, di cui è meglio non parlare.
Anche per la scuola, oltre che per gli enti locali, è finito il tempo del federalismo delle chiacchiere e in questo quadro fosco si stanno delineando sempre più chiaramente le responsabilità di forze politiche (quelle di destra) sempre più incapaci di governare le crisi.
I temi all’ordine del giorno sono tanti, molti di essi rimandano anche alla campagna referendaria su cui come Partito Democratico di Casalecchio stiamo avviando un insieme di riflessioni molto nutrito, ma in questa prima iniziativa all’interno della Festa di Primavera, con l’aiuto dei nostri ospiti, che ora mi accingo a moderare, abbiamo voluto fare come i piccoli, come i bambini: ripartire dall’ABC, ripartire dalla SCUOLA.

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